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Inaugurata la Casa dell’Ac a Cicengo

“Vorrei che questo luogo fosse davvero: una casa di ascolto, dove ogni giovane si senta accolto senza pregiudizi e impari ad accogliere; una casa di preghiera, dove viene messa al primo posto la dimensione spirituale… una casa di formazione, dove la Parola di Dio illumina le coscienze e aiuta a scoprire la propria vocazione; una casa di fraternità, dove si cresce insieme, sostenendosi a vicenda; una casa missionaria, da cui ripartire per portare il Vangelo nella scuola, nella famiglia, nel lavoro, nella società”. Così il vescovo mons. Gianni Sacchi è intervenuto all’inaugurazione, sabato, della nuova Casa di formazione dell’Azione cattolica diocesana realizzata nell’ex casa parrocchiale di Cicengo di Odalengo Grande.

Tantissime le persone che hanno preso parte alla cerimonia: esponenti dell’Ac (dalla Presidenza ai consiglieri, dall’assistente unitario don Danilo Biasibetti al suo vice don Sandro a vari presidenti parrocchiali), parrocchiani, una foltissima rappresentanza dell’associazione torinese Santa Maria, particolarmente vicina al parroco don Sandro Luparia, esponenti delle istituzioni: il sindaco Fabio Olivero, l’assessore casalese Fiorezo Pivetta, il vice presidente del Consiglio regionale Domenico Ravetti, il presidente dell’Oda don Igor Peruch e la presidente dell’Istituto sostentamento clero prof. Carla Rondano. Sono stati i tre amministratori pubblici a scoprire la targa con il logo della Casa, mentre la Presidenza ha tagliato il nastro. Il Vescovo ha invece scoperto la targa commemorativa posta accanto all’ingresso della struttura.

“Oggi quella che può sembrare semplicemente una casa fatta di cemento, mattoni, travi e coppi è infatti diventata uno splendido mosaico fatto di tante tessere preziose tenute insieme da preghiere intrecciate, sogni condivisi, e passi instancabili – ha detto il presidente diocesano Andrea Facciolo -. Ogni tessera ci consegna il volto di un giovane, di un adulto, di un ragazzo o di un assistente di Ac che si è impegnato in questa sfida: trasformare in 6 mesi la nostra vecchia canonica nella nuova casa diocesana. Con sforzi, sacrifici, passione, pazienza e generosità si sono impegnati 55 volontari e 20 responsabili per più di 1300 ore di lavoro”. 

Il presidente ha ringraziato tutti coloro che hanno collaborato per la nascita della Casa (compreso l’Esercito italiano, che ha messo a disposizione suppellettili, mobili e altro materiale) e in particolare don Sandro: “A tutti noi parrocchiani di Odalengo temo sfugga qualcosa che è sotto gli occhi di tutti: sei venuto in mezzo a noi seppur già acciaccato, hai voluto subito così bene a questo nostro difficile paese, nonostante problemi e preoccupazioni, che ci stai spendendo tutto te stesso. A tutti noi quindi dico: vogliamo bene al nostro parroco, usciamo dal ‘si è sempre fatto così’ e dalla difesa di posizioni ormai anacronistiche, spalanchiamo le porte del nostro cuore al Vangelo che è gioia, novità e speranza”.

Riferendosi alla seconda inaugurazione in programma, quella dell’Oratorio, ha sottolineato: “Comincia un nuovo cammino per queste due strutture a servizio della Chiesa e del territorio: due polmoni, la Casa e l’Oratorio con un solo fine grande: formare e far crescere ragazzi, giovani ed adulti per portare a tutti il lieto annuncio del Vangelo. E questa bella notizia vogliamo portarla a grandi e piccini, specie in queste zone che vanno spopolandosi e che sembrano dimenticate un po’ da tutti”. 

Di “monumenti al futuro” ha parlato il sindaco Olivero, aggiungendo che “è necessario lavorare tutti assieme con un senso di appartenenza ad una comunità più grande”. L’assessore Pivetta ha parlato di una “iniziativa coraggiosa, che stimola”, che “rimette in moto la speranza”. Il vice presidente Ravetti ha osservato che come l’inaugurazione “è come se si gettasse un seme”, indicando tre verbi per le nuove generazioni: “Vivere, crescere e sognare”.

Qui sotto pubblichiamo i discorsi del Vescovo, del presidente diocesano e il messaggio della Presidenza Nazionale:

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